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Il Metaverso, cos’è?

Aggiornamento: 20 apr



La notizia tecnologica più in risalto di fine estate 2021 è sicuramente quella dell’annuncio da parte di Mark Zuckerberg, CEO di Facebook, nel quale ha dichiarato di cambiare nome alla sua holding in “Meta” e contestualmente annunciava il lancio del suo “Metaverso”.


Ma che cos’è il “Metaverso”?

Il Metaverso (il nome è stato coniato già nel 1992 dallo scrittore cyberpunk Neal Stephenson nella sua opera Snow Crash) è un universo digitale, o meglio, un insieme di universi digitali intesi come ambiente tecnologico relazionale nel quale far convivere ed interagire relazioni umano-umano e umano-tecnologia.

È uno spazio virtuale alle cui grandezze (lunghezza, larghezza e profondità) si aggiunge il tempo, in stretta correlazione con la realtà oggettiva, e la sua struttura spazio-temporale è la stessa dell’universo fisico.


Il Metaverso non è una semplice tecnologia o una nuova apparecchiatura come l’occhiale di Facebook, ma l’infrastruttura nella quale funzioneranno applicazioni, programmi di community per l’intrattenimento e il gioco, per la cura del corpo e la moda, per la formazione, l’arte, il teatro l’architettura, il design, il lavoro in smartworking, ecc … Probabilmente la fantasia troverà un ottimo luogo per darvi sfogo.

È la “piattaforma” sulla quale verranno appoggiate innumerevoli applicazioni, come, ad esempio, internet lo è per i social network e i siti web, oppure come la blockchain lo è per i Bitcoin.


È tempo di esperienze, tutti vogliono “sentire”, “fare esperienza diretta”, anche digitalmente, dunque, i tempi sono maturi per un salto ulteriore nella terra degli avatar e il Metaverso nasce proprio dalla volontà di creare uno spazio condiviso che vada oltre il semplice social network, per approdare verso un’esperienza il più completa possibile, sia virtuale che in realtà aumentata, sia per svago che per lavoro.


È un universo digitale composto da molteplici elementi tecnologici, tra cui video, realtà virtuale e realtà aumenta e vi può accedere chiunque sia interessato tramite visori 3d attraverso i quali si vivono delle esperienze virtuali.

Si possono creare degli avatar realistici (dei se stessi virtuali), incontrare altri utenti, creare oggetti o proprietà virtuali, andare a concerti, conferenze, viaggiare e altro.

Trovo particolarmente divertente il fatto che si possono creare anche degli avatar alternativi per vivere realtà alternative. Ad esempio, si potrebbe “fingere” di essere degli artisti e bazzicare gli ambienti frequentati dagli artisti e provare a dare sfogo alla vena pittorica, o qual si voglia altro desiderio.

Attenzione però, al momento le interazioni coinvolgono solamente due (vista e udito) dei cinque sensi classici; per il tatto, l’olfatto ed il gusto per il momento non c’è esperienza nel Metaverso (per fortuna?!).


Per entrare nel Metaverso non sono richieste competenze speciali nel campo informatico, ma sono indispensabili alcuni strumenti per accedervi:

  1. un computer recente oppure uno smartphone/tablet

  2. una connessione internet domestica, la più veloce possibile, per poter interagire al meglio con il mondo del web

  3. un account su una delle piattaforme del mondo Metaverso

  4. per rendere l’esperienza più immersiva possibile, è consigliabile l’utilizzo di visori per la realtà aumentata.

Ma quali sono attualmente le piattaforme più famose per accedere al Metaverso?

Sicuramente le tre attualmente più fruibili sono le seguenti:

  • Decentraland è un mondo della realtà virtuale del Metaverso creato da Ethereum. In questo universo virtuale gli utenti una volta iscritti possono creare edifici virtuali, case, parchi e far pagare agli altri la visita (si, non ve l’ho detto prima, ma il Metaverso serve anche per provare a fare soldi e gli scambi di merci e servizi si pagano in criptovalute e quindi soldi veri). Tutti gli elementi virtuali di Decentraland possono essere acquistati con una criptovaluta chiamata MANA. Decentraland ha ospitato anche un festival musicale con Paris Hilton. Entrare nel Metaverso Decentraland è facilissimo, basta andare sul sito creare un account con il proprio avatar e iniziare l’esplorazione.

  • Sandbox è un metaverso virtuale diventato popolare da quando ha annunciato la sua partneship con Meta (Facebook).I suoi avatar hanno uno stile visivo a blocchi come Minecraft e possono costruire, possedere e monetizzare utilizzando NFT e SAND (altra criptovaluta). Sandbox ha anche stretto una partnership con oltre 165 brand per creare gli avatar nel mondo virtuale di personaggi famosi come Snoop Dog e The Walkind Dead. La piattaforma Sandbox non è ancora disponibile, ma in attesa si può visitare il sito e interagire con la community.

  • Stageverse è una nuova piattaforma virtuale per esperienze immersive. Ha debuttato al concerto dei Muse e consente agli utenti di assistere a concerti attraverso filmati 3D a 360° ed effetti speciali. È possibile accedere a Stageverse attraverso l’app Oculos Quest per dispositivi iOS e android.


Ma lo sviluppo in questo senso è a dir poco in fibrillazione e quindi le novità e i miglioramenti delle piattaforme sono all’ordine del giorno.

Siamo solo all’inizio e, come per internet che all’inizio era “brutto” e sembrava inutile ed una nicchia per pochi, chissà come si svilupperà il Metaverso.


E dal lato della privacy, tema a me sempre molto caro, gli utilizzatori del Metaverso, a cosa vanno incontro?

I dati che vengono necessariamente raccolti per creare questo nostro alter ego virtuale, oltre che riguardare i gusti e le attività svolte, riguarderanno un’ampia sfera di dati biometrici e di geo-localizzazione necessari per individuare i movimenti dell’utilizzatore sia nello spazio virtuale, per finalità di utilizzo del servizio, sia nello spazio reale, per motivi di sicurezza fisica dell’utente.

Oppure pensiamo al tracciamento dei movimenti del viso per poterli riprodurre nel Metaverso ed evitare di avere avatar con visi inespressivi che porterebbero all’effetto della mancanza di “familiarità” comunemente detto “Uncanny Valley”.

Per tutto questo serve un uso mostruoso di dati biometrici, mai visto fino ad ora in ambiti collettivi, soprattutto se possiamo ricondurle a finalità superflue o meramente estetiche.

Inoltre, è bene ricordare anche la necessità potenziale di tracciare il focus visivo dell’utilizzatore, per verificare che l’interessato stia effettivamente guardando un certo evento o una pubblicità o per indirizzarlo a dei punti specifici, all’interno del Metaverso.


In questi casi risulta essenziale l’approccio “Technology Neutral” adottato dal GDPR, il regolamento Europeo per il trattamento dei dati Personali, che prevede la minimizzazione dei dati trattati, sia in termini di tipo, che di quantità e di tempo, per tutelare al meglio gli interessati utilizzatori del servizio offerto nel Metaverso. Il GDPR pretende che i dati raccolti non vengano utilizzati per motivi diversi da quelli indicati al momento della scelta di usufruire del servizio. Questo è veramente importante e sarà necessario un controllo ferreo da parte delle autorità competenti. Altrimenti si rischia di perdere completamente e definitivamente la gestione delle nostre informazioni. La sfida in corso è sia di permettere di governare il progresso, che di indirizzarlo e possibilmente di anticiparlo, con tutti i benefici che derivano per la tutela degli individui, dei loro diritti e delle loro libertà fondamentali.


Oltre al lato normativo, affermo che la cosa più importante sia sempre e comunque l’educazione delle persone che vorranno utilizzare questa interessante novità tecnologica, con particolare attenzione ai giovani che sono sempre golosi e curiosi verso queste novità.

Bisogna educare gli individui al rispetto dell’importante e delicata tematica della privacy; dovremo necessariamente riflettere su queste nuove modalità di svagarsi, studiare e lavorare, insegnando a muoversi all’interno del Metaverso in modo prudente e sicuro, al fine di ridurre i rischi derivanti da questa nuova affascinate realtà.


Quello del Metaverso è un ulteriore passo sulla strada dell’emancipazione digitale ed ha senso solo all’interno di una visione globale della complessità odierna. Essere correttamente formati per usarlo al 100% delle sue potenzialità è di vitale importanza, tanto quanto saper guidare un’automobile senza creare pericoli per sé stesso e gli altri oppure saper parlare l’inglese per relazionarci senza problemi con altri popoli e civiltà.


È una vera rivoluzione ed è già iniziata la corsa per colonizzare questo nuovo spazio concettuale che si preannuncia come il prossimo e più importante mercato globale. E ricordiamoci che è mercato e qualcuno vorrà farci soldi a tutti i costi …



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