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VIAGGIARE senza documenti? Si potrà!

Aggiornamento: 1 apr 2020

Passaporto, carte d’imbarco, arrivare con ore di anticipo in aeroporto, code infinite al check-in: forse tutto questo tra non molto sarà solo un ricordo stressante. Alcuni aeroporti in Europa e nel mondo stanno infatti sperimentando modalità differenti, più tecnologiche, per agevolare e velocizzare le procedure di imbarco negli aeroporti.

Face Boarding, questo è il nome di questa nuova tecnologia, che utilizza il riconoscimento facciale per verificare l’identità di una persona, in questo caso di un viaggiatore. In poche parole, il nostro volto sarà l’unica cosa necessaria per farci guadagnare l’imbarco e poter viaggiare.


Tra i paesi, che stanno provando ad introdurre questa nuova modalità, c’è anche l’Italia, in particolare gli aeroporti di Milano Linate e Fiumicino. Per ora si tratta di una sperimentazione limitata ai voli Alitalia della linea Milano-Roma.

La procedura consiste nel registrare il proprio documento elettronico e associarlo alla carta d’imbarco, proseguendo poi con la scansione del volto tramite la telecamera della postazione designata. Tutto qui, una volta fatto ciò, basterà andare verso i controlli di sicurezza e procedere al gate.

Possiamo affermare con certezza che questo tipo di controllo porti degli innegabili vantaggi. Ma dobbiamo chiederci quali sono le implicazioni in materia di privacy? Ovvero, cosa succede all’immagine del nostro volto, o ai nostri dati personali?

Il sistema attivato a Linate attraverso il Progetto Face Boarding ha un basso impatto privacy. Infatti, come ben specifica l’Informativa Privacy fornita ai viaggiatori, il trattamento dei dati personali raccolti attraverso queste procedure è basato sul consenso della persona a cui si riferiscono. Colui che non vorrà prestare il proprio consenso potrà semplicemente imbarcarsi attraverso i metodi tradizionali.


A sostegno, controllo e anche a limitazione, di queste innovazioni troviamo il GDPR.

I dati di cui stiamo parlando vengono definiti dal Regolamento come dati biometrici, che rientrano tra le categorie di dati particolari, per le quali serve appunto il consenso perché siano trattati. Quindi il riconoscimento facciale utilizzato dagli aeroporti è legittimato appunto dal consenso del viaggiatore.

Sempre l’Informativa Privacy ci assicura che le immagini del volto dei viaggiatori, una volta scansionate, non vengono conservate dalla compagnia aerea, ma utilizzate solo per collegare la persona ai dati forniti tramite la carta d’imbarco e il passaporto per il tempo necessario ai controlli aeroportuali.

Sono poi individuati due gradi di consenso. I viaggiatori, che prestano il loro consenso alla partecipazione al Progetto Face Boarding, vedranno i loro dati conservati fino alla fine del 2020, per far si che possano utilizzare tale modalità per la durata del progetto. Altrimenti i dati del passaporto verranno rimossi entro 24 ore dalla partenza, e quelli relativi alla carta d’imbarco dopo 48 ore.

In conclusione, possiamo dire che, per ora, e con le limitazioni poste dal GDPR, il Face Boarding non sembra rappresentare un rischio per la privacy degli individui; questo perché i dati biometrici non vengono conservati, mentre gli altri vengono utilizzati solo ai fini della partecipazione al progetto. Problemi sorgerebbero se i dati fossero conservati e poi confrontati con database esterni, come quello delle forze di polizia a scopo di controllo sociale. Ma non è questo il caso. 

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